Page 7 - Beethoven STARt-21 luglio
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valore. È un fatto tuttavia che l’Ottava è rimasta ancora oggi la meno
          popolare delle Sinfonie di Beethoven, e sulla circostanza ha certo pesato
          proprio la sua natura umoristica, cioè a dire allusiva, chiaroscurata, agile
          e concisa: e quindi tale da presupporre nel pubblico una preparazione
          musicale anche tecnica, in grado di afferrare in qualche misura quelle
          duplicità,  quelle  sovrapposizioni,  quel  gioco  di  sponda  in  cui  consiste
          l’attitudine umoristica di ogni opera d’arte.
          […] L’Ottava muove da un tema dal gusto compatto e muscoloso; ma
          dopo poche battute il quadro si fraziona, s’insinuano inopinati ritardando,
          quasi rubati, idee secondarie di lusingante dolcezza che fanno dimenticare
          il primo tema; dopo poco gli archi attaccano un motivo che sembra un
          invito alla danza, una danza prossima a un Ländler, quindi qualcosa di
          umile,  che  avrà  disorientato  i  contemporanei  avvezzi  ad  associare  la
          Sinfonia a una materia “alta”; nello sviluppo assume ruolo di protagonista
          un doppio salto di ottava che si muove con la regolarità di un pendolo,
          spesso affidato al timbro furbacchione del fagotto.
          La regolarità della macchina pervade poi l’Allegretto scherzando, dove
          comicità e amabile tenerezza si rincorrono con il gioco alternato di figure
          teatrali; burle, parodie, leggerezza di tocco (nel lieve gocciolare di pizzicati),
          tutto viene costruito a tasselli distinti, con aspetti quasi provocanti di
          “montaggio” che faranno un giorno la gioia di Stravinskij. All’umorismo
          dell’Ottava, alla sua mobilità spirituale, appartiene infine il suo aspetto di
          ritorno a Mozart e Haydn, e quindi il suo sguardo benigno al Settecento,
          al “tempo che fu”: rappresentato soprattutto da un Minuetto, caso unico
          nelle Sinfonie di Beethoven, che avanza con il passo un poco tronfio di
          Ein musikalischer Spass di Mozart e si conclude nell’éclat impareggiabile
          di trombe e timpani.
          Il Finale richiama l’ilare corsa di una “caccia”, ma fa pure spazio a squarci
          cantabili e persino all’appello serioso di un tema di Ciaccona; Beethoven
          riprende i rapporti con i finali giocosi di Haydn, con la loro contagiosa
          allegria, soffermandosi su note a volte estranee, sorprendenti, figurando
          di sbagliar strada solo per ripiombare a sesto nel pieno dell’argomento.
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