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L’Ottava Sinfonia
          di Giorgio Pestelli



            Data di composizione 1811-1812
            Prima esecuzione Vienna, Sala del Ridotto del Teatro dell’Opera
            27 febbraio 1814
            Organico 2 Flauti, 2 Oboi, 2 Clarinetti, 2 Fagotti, 2 Corni, 2 Trombe,
            Timpani, Archi



          Beethoven lavorò all’Ottava Sinfonia durante il 1811, completandola però
          nell’anno seguente durante il soggiorno estivo a Teplitz, dove avvenne
          l’incontro  con  Goethe,  a  Karlsbad  e  infine  a  Linz;  schizzi,  abbozzi  e
          ritocchi  dell’ultimo  momento  attestano  un  intenso  sforzo  elaborativo
          anche attorno a quest’opera, venuta su tuttavia in tempi rapidi assieme
          alla Settima Sinfonia.
          Dopo  una  prima  esecuzione  a  carattere  riservato  nella  residenza
          dell’Arciduca  Rodolfo d’Asburgo  nell’aprile  del 1813, ebbe  la sua
          presentazione pubblica il 27 febbraio 1814 in un concerto tutto dedicato
          a musiche di Beethoven, eseguite con enorme concorso di pubblico alla
          Sala del Ridotto del Teatro dell’Opera di Vienna. Della serata fu promotore
          Johann Mälzel, e le sue scariche di fucileria risuonarono nella Battaglia
          di Vittoria di Beethoven prontamente ripresa e puntualmente acclamata.
          Il riferimento al personaggio, il cui nome è legato al metronomo e a vari
          marchingegni musicali, è opportuno non solo perché collegato in qualche
          modo  alla  natura  “metronomica”  del  secondo  movimento,  ma  perché
          qualcosa di meccanico e di oggettivo entra in gioco nella vita di tutta
          la composizione: quasi una satira bonaria di quella rigidità ripetitiva, di
          quello schematismo determinato che sarebbe divenuto così tipico della
          vita moderna. […]
          Dopo la prima esecuzione viennese, il critico dell’“Allgemeine Musikalische
          Zeitung”, dopo aver lodato la Settima e la Battaglia di Vittoria, concluse
          così  sull’Ottava: “in breve, come dicono gli italiani, essa non ha fatto
          nessun furore”; e Czerny ci ha tramandato la stizzita replica del maestro:
          “proprio perché quella era la migliore”, a riprova della coscienza del suo
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