Page 2 - Beethoven STARt-21 luglio
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Beethoven, ancora.

          “Nato con un temperamento ardente e vivace, persino aperto alle
          distrazioni della vita sociale, ho dovuto presto isolarmi, vivere in solitudine,
          ogni tanto ho ben cercato di superare tutto ciò (…) mi vedrete stare in
          disparte là dove invece mi mescolerei così volentieri con voi (…) per me
          il  piacere  di  stare  in  mezzo  alla  gente,  di  partecipare a  conversazioni
          intelligenti, a proficui scambi di vedute, non esiste, e quando è veramente
          indispensabile  avere  a  che  fare  con  la  società,  devo  restare  quasi
          completamente solo, vivere come un esiliato. (…) così è stato negli ultimi
          mesi che ho trascorso in campagna seguendo il consiglio del mio bravo
          medico (…) anche se di tanto in tanto mi sono lasciato sviare dal mio
          istinto socievole (…) poco ci mancò che non mi togliessi la vita, solo l’arte
          mi ha trattenuto dal farlo (…) la virtù, essa sola può rendere felici, non il
          denaro, Io dico per esperienza; essa, oltre che la mia arte, mi ha recato
          sollievo nella sofferenza”.
          Non sembra quasi di leggere il diario di un artista (molto sensibile e
          infelice, invero) durante il periodo peggiore di  lockdown? Invece sono
          frammenti dal famoso Testamento di Heiligenstadt, la lunga, disperata
          confessione di Beethoven scritta nell’ottobre 1802 in cui rivela al mondo
          la sua sordità.
          Eppure, una luce c’è: la sua Arte che, con la virtù, “reca sollievo nella
          sofferenza” ovvero l’isolamento sociale combattuto e contrastato dalla
          musica.
          Fosse anche solo per questo la ripresa dei concerti dal vivo (perché
          l’attività non si è mai fermata, come dimostrano i 3 milioni di contatti
          sui nostri social registrati durante il periodo di chiusura) dell’Accademia
          di  Santa  Cecilia  non  poteva  cominciare  in  modo  più  propizio.  Ma  ci
          sono molte altre ragioni per scegliere Beethoven. Per prima cosa ogni
          orchestra (e se ha la fortuna di avere un coro, come da noi, meglio ancora)
          “deve”, ogni tanto, ripercorrere il ciclo integrale delle sinfonie così come
          per un’automobile è necessario il tagliando. Queste partiture rimettono a
          posto tutto: la tecnica, lo spirito, la mente, le mani, il cuore, l’intesa tra i
          musicisti, la sintonia emotiva, la memoria della nostra migliore tradizione
          colta europea, della nostra identità di musicisti e di essere umani.
          Eseguire queste opere (condividendole con il pubblico vero, dal vivo, in
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